“Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza”. Nel messaggio per la 100ª Giornata Missionaria Mondiale del 18 ottobre, Leone XIV richiama il valore della comunione tra le Chiese e ringrazia missionari e missionarie che portano “Cristo e il suo amore in luoghi spesso difficili, poveri, segnati da conflitti o lontani culturalmente”. Una solidarietà che la Conferenza Episcopale Italiana continua a esprimere anche attraverso i fondi dell’8xmille. Nella riunione dell’1 e 2 ottobre, il Comitato per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli ha messo a disposizione quasi 13,5 milioni di euro per interventi a sostegno delle Chiese locali nei diversi Continenti. Complessivamente sono 79 i progetti approvati: 52 in Africa (€ 9.354.029), 15 in Asia (€ 2.026.101), 8 in America Latina (€ 721.608), 2 in Medio Oriente (€ 953.893), 2 in Europa (€ 350.532). Molti interventi riguardano il sostegno alle comunità accompagnate dai missionari in contesti segnati da povertà ed esclusione.
Come in India, nello Stato del Tamil Nadu, dove le Suore Francescane di San Luigi Gonzaga hanno avviato un percorso di riscatto per 300 donne vulnerabili provenienti da 526 villaggi della diocesi di Pondicherry e Cuddalore, nel distretto di Kallakurichi. Il progetto punta a rafforzarne l’autonomia attraverso il censimento e l’accompagnamento, sostenendole nella costituzione di gruppi organizzati e nell’accesso ai programmi di microcredito e ai prestiti promossi dagli uffici governativi distrettuali. Strumenti concreti che permetteranno di avviare o consolidare piccole attività produttive, generando reddito e migliorando le condizioni di vita delle famiglie. Verrà realizzata una nuova struttura che sarà un punto di riferimento stabile per donne segnate da povertà, marginalizzazione ed esclusione economica.
Una realtà che i missionari sperimentano quotidianamente accanto ai più fragili e che riflette le profonde disuguaglianze ancora presenti nel Paese, raccontando una storia molto diversa rispetto all’immagine di un’India lanciata verso un apparente inarrestabile progresso economico. Di fatto, circa 800 milioni di persone dipendono dai sistemi pubblici di distribuzione alimentare e quasi il 90% dei lavoratori percepisce salari inferiori al minimo previsto. L’1% più ricco controlla oltre il 40% della ricchezza nazionale, mentre caste e tribù storicamente discriminate possiedono appena il 2,6% del patrimonio complessivo.
La Chiesa è spesso l’unico sostegno per i più poveri ed emarginati. In ambito sanitario ad esempio, sempre in India, nella diocesi di Khammam, le Suore Carmelitane Teresiane hanno necessità di ampliare e ammodernare l’ospedale Arogya Matha Mission di Vemsur, da oltre 40 anni unico punto di riferimento sanitario per circa 50.000 persone distribuite in oltre 30 villaggi tribali. La struttura, gestita da 3 medici, 15 religiose e una trentina di operatori locali. Grazie al contributo dell’8xmille saranno rafforzati i servizi di medicina generale, salute materno-infantile, diagnostica, radiologia e assistenza d’emergenza, insieme a campagne vaccinali e visite mobili nei villaggi più remoti e garantite le cure a chi non può pagare.
La presenza della Chiesa accanto agli ultimi, in contesti come quello indiano segnato ancora da profonde ingiustizie e dal sistema delle caste, espone spesso sacerdoti e operatori pastorali a ritorsioni, violenze e soprusi. Senza dimenticare che milioni di cristiani dalit, fuoricasta, vivono sotto il peso di una triplice discriminazione. Sono esclusi dalle tutele statali perché cristiani e, al tempo stesso, continuano a subire discriminazioni legate alla loro origine sociale: donne aggredite per aver attinto acqua da un pozzo comune, bambini esclusi dalla scuola e comunità con posti a sedere e perfino cimiteri separati. Lo testimonia suor Manju Devarapalli, missionaria carmelitana e segretaria generale del National Dalit Christian Watch: “La lezione più importante che ho imparato è che i poveri non sono soltanto coloro che mancano di cibo o di mezzi materiali. I più poveri sono spesso quelli a cui è stata tolta persino la possibilità di far sentire la propria voce”. Un servizio, il suo, vissuto tra difesa dei diritti, advocacy e accompagnamento delle persone escluse, dove “la contemplazione è il combustibile dell’azione” e l’impegno sociale diventa “una forma di preghiera incarnata”. “Abbiamo bisogno – conclude – della vostra solidarietà, delle vostre preghiere e della vostra vicinanza. Chiedete ai vostri rappresentanti politici e ai vostri vescovi di parlare di questa realtà, perché la vostra voce può arrivare dove la nostra non riesce a essere ascoltata”.