(da New York) Nell’immaginario collettivo ha il volto intenso di Spencer Tracy, premiato con l’Oscar nel 1938 per l’interpretazione del sacerdote irlandese che cambiò il destino di migliaia di ragazzi. Ma dietro il successo del film “Boys Town – La città dei ragazzi” c’è una storia vera, che oggi la Chiesa riconsegna alla sua autenticità: quella di Edward James Flanagan, proclamato venerabile da Papa Leone XIV il 23 marzo scorso. Quello di Papa Prevost è un passaggio decisivo nel cammino verso la santità del sacerdote. Il decreto sulle virtù eroiche attesta che padre Flanagan visse il Vangelo in modo radicale, trasformando la carità in opera concreta. Non significa assenza di limiti, ma una testimonianza credibile e luminosa, capace di attraversare il tempo.
Nato a Ballymoe, in Irlanda, nel 1886, emigrò negli Stati Uniti poco più che adolescente. Ordinato sacerdote nel 1912, iniziò il suo ministero nella diocesi di Omaha, in Nebraska. Fu lì che maturò una convinzione destinata a segnare la sua vita: dietro le fragilità degli adulti ci sono spesso infanzie ferite, famiglie spezzate, solitudini mai ascoltate. Nel 1917 aprì la prima casa per ragazzi abbandonati.
Pochi anni dopo acquistò una fattoria alle porte di Omaha: nacque così Boys Town, una “città dei ragazzi” destinata a diventare un modello educativo rivoluzionario.
Non un riformatorio, ma un luogo dove la dignità veniva prima della disciplina, la fiducia prima della punizione. “Non esistono ragazzi cattivi”, amava ripetere, “ma ambienti cattivi, esempi cattivi, pensieri cattivi”. Negli anni Trenta centinaia di giovani vivevano nella Città dei ragazzi. Avevano scuole, laboratori, attività sportive. Eleggevano persino un proprio sindaco e un consiglio cittadino. Era un laboratorio di responsabilità e libertà, in cui ogni ragazzo poteva riscoprirsi persona, non problema.
La forza profetica di Flanagan si manifestò anche nella scelta di accogliere tutti, senza distinzione di razza o religione, in un’epoca segnata da discriminazioni e tensioni, che vedeva nel Ku Klux Klan una delle associazioni più attive nel portare avanti la segregazione, anche a prezzo del sangue. Quando a padre Flanagan fu fatto notare che quella convivenza era “sconsigliabile”, non arretrò: la sua “città” non avrebbe conosciuto barriere.
Il suo impegno lo portò anche oltre i confini americani: nel dopoguerra visitò il Giappone per contribuire a programmi di assistenza all’infanzia e denunciò apertamente le condizioni dei minori internati nelle istituzioni irlandesi. Morì nel 1948, in Germania, a 61 anni.
Oggi la sua opera continua: la Città dei ragazzi, nei vari luoghi dove è nata, assiste ogni anno oltre un milione di giovani e famiglie. E la sua figura torna al centro dell’attenzione ecclesiale e civile, non come icona cinematografica, ma come testimone di una carità concreta e intelligente. L’arcivescovo di Omaha, Michael McGovern, ha espresso “grande gioia” per il riconoscimento di Papa Leone e ha invitato a proseguire nella preghiera per la beatificazione e a tradurre l’esempio di Flanagan in impegno quotidiano: servire i poveri, gli abbandonati, i vulnerabili, soprattutto i più giovani.
In un tempo che fatica a credere nella possibilità del cambiamento, la lezione di padre Flanagan resta attuale: nessuna vita è perduta, se qualcuno è disposto a prendersene cura.
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