Dare un segno di presenza e di speranza pulendo le strade. Manifestare la cura verso gli altri raccogliendo spazzatura. E non per mestiere, ma per amore. Del prossimo, degli altri, di chi ha meno, di chi è arrivato da lontano e si ritrova in un luogo che spesso gli è lontano. Il significato forte lasciato da “Io sono Barriera”, iniziativa della parrocchia Regina della Pace di Torino e del Sermig (in collaborazione con Amiat Gruppo Iren), è proprio questo: lasciare un segno di speranza, anzi, come dice la locandina che ha promosso l’iniziativa, “un segno di condivisione concreto, un gesto di bene dove troppo spesso si sente parlare di male”.
Barriera di Milano è un quartiere complesso di Torino (molti lo definiscono “difficile”). Si chiama così perché una volta era davvero l’ultima barriera di case prima della campagna, lungo le strade che portano dal Piemonte alla Lombardia, da Torino verso Milano.
Oggi Barriera di Milano è un quartiere che i sociologi definiscono multietnico: ci sono torinesi da generazioni e generazioni, immigrati che lì stanno da almeno quarant’anni (quelli del boom economico) e nuovi immigrati in arrivo, spesso con mezzi di fortuna, dall’Africa.
Tutti in grandi caseggiati spesso pochissimo curati, molti dei quali vecchi di cinquanta e più anni, qualche giardinetto lasciato al degrado, strade sporche come se fossero abbandonate. Qui vocaboli come integrazione e inclusione sono spesso belle parole prive di significato e non certo messe in pratica. Qui ci si arrangia e ci si sopporta. Quello di comunità è un concetto difficile da comprendere per i più. Ma non per tutti.
(Foto Andrea Pellegrini)
Il parroco don Andrea Bisacchi è però uno di quelli che i concetti di comunità, cura, speranza e aiuto li ha ben chiari in mente. E li applica. Ogni giorno, con tenacia. E spesso con gesti grandi come, appunto, “Io sono Barriera” iniziativa che lui spiega così:
“Vogliamo dare una buona notizia oltre il degrado, un gesto di bene dove troppo spesso si sente parlare di male. Un gesto per voler bene alle persone di Barriera di Milano”.
Già, volersi bene. A vedere la cronaca di Barriera di Milano, pare che il volersi bene sia un’idea difficile da applicare: di sera per le strade non è piacevole girare e non più tardi di qualche mese fa, una serie di risse per strada (condotte pure con i machete) hanno sfiorato conseguenze gravissime.
Eppure don Andrea non smette di spargere semi di pace e dice: “È l’esempio quello che conta, è il segnale di cura quello che vale”. Come, appunto, “Io sono Barriera” che da tre anni, con il Sermig, “invade” di giovani il quartiere per mezza giornata attrezzati con ramazze, palette, sacchi e guanti per ripulire le strade (tutto materiale fornito dall’Amiat, l’azienda locale per lo smaltimento dei rifiuti).
Qualche giorno fa quindi a ritrovarsi sono stati in oltre 400, giovani e giovanissimi, in arrivo da tutta Italia provenienti dal campo estivo dell’Arsenale della pace del Sermig che è posto poco più in là della parrocchia. Sono loro a dare l’esempio, con le loro magliette gialle con scritto “Io sono Barriera” con un cuore rosso ben visibile. Ed è un esempio che ha i suoi effetti:
ogni anno, qualcuno dei residenti si aggiunge ai gruppi che si distribuiscono nel quartiere per far pulizia in strada; ogni anno l’apprezzamento dei residenti cresce.
Apprezzamento che non manca nemmeno da parte delle istituzioni. All’inizio della manifestazione Stefano Lo Russo, sindaco di Torino, sottolinea: “Nel momento in cui tanti sembrano pensare solo a loro stessi, i giovani sono i primi che possono cambiare: siete un esempio di senso civico”. Della stessa idea è la presidente del Sermig, Rosanna Tabasso, che ricorda non solo l’importanza del “prendersi cura degli altri e del Creato” ma anche del fatto che “ovunque siamo, dobbiamo prenderci la responsabilità di fare del bene”.
Far del bene, come si diceva, anche raccogliendo spazzatura che, alla fine della mattinata viene raccolta in circa 50 sacchi e consegnata per lo smaltimento. Mentre certamente non andranno smaltiti i segnali che “Io sono Barriera” ha lasciato in tutto il quartiere. Don Andrea torna a dire: “Una mattina di pulizie non risolverà i problemi, ma è un modo per dire a questo quartiere che gli vogliamo bene”.