Nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. ||| Un’altra grande affermazione sul tema della gioia emerge in questo passo di Vangelo. Continuando il discorso dell’afflizione cristiana che si trasforma in gioia, Gesù fa un paragone molto concreto: la donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino «non si ricorda più dell’afflizione, per la gioia che è venuto al mondo un uomo». Il fatto del quale ella si rallegra si compie attraverso la sofferenza; solo in seguito avrà la serena disponibilità a lasciarsi invadere da una gioia profonda. Così, dice Gesù, avviene anche per i discepoli, i quali, presi dallo sgomento per la dolorosa dipartita del Signore, non comprendono il dono di salvezza che viene generato proprio attraverso l’afflizione della passione e della morte del Salvatore. Ma quando sarà trascorso questo breve tempo doloroso, allora capiranno ciò che è avvenuto e il loro cuore si rallegrerà. «E nessuno potrà togliervi la vostra gioia». Questa è una promessa splendida, e tutta la nostra saggezza consiste nel valutarla bene e nel prenderla sul serio nella sua vera finalità. Gesù non parla di una gioia qualunque, ma di una gioia ben precisa, legata alla sua presenza: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà». Noi, infatti, abbiamo la possibilità di vedere Cristo nella fede in molti modi. La sua Parola è sempre luce sul nostro cammino. La sua presenza misteriosa nell’Eucaristia è segno permanente del suo amore per noi. Il nostro essere radunati insieme nel suo nome significa essere in sua compagnia. E il nostro prossimo, come anche noi stessi, non porta forse misteriosamente la sua immagine?

